Venerabile, vuol dire che già è stato pubblicato il Decreto dell’eroicità delle virtù. Per il passo seguente, la beatificazione, manca solo il “Sigillo di Dio”, cioè un miracolo, attribuito, dopo un esame rigoroso, all’intercessione del Venerabile.

            Continuando la nostra lista, presentiamo alcuni Missionari Oblati di Maria Immacolata insigniti già del titolo di Venerabili. I martiri non hanno bisogno di questa procedura dato che, se si prova l’autenticità del loro martirio, non c’è bisogno che ci sia un miracolo per la loro Beatificazione. Il miracolo sarà necessario per la Canonizzazione.
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Carlo Domenico Albini, Apostolo della Corsica
(1790-1839)


 

È morto il santo! Il 20  maggio 1839, in una cella austera del convento di Vico, piccola città dell’Isola di Corsica, consegnava la sua anima a Dio questo umile religioso. La notizia della sua morte si diffuse come fuoco nella paglia per tutta l’isola e da ogni parte si udiva la stessa esclamazione: Il santo è morto! È morto il santo! Molto presto la chiesa del convento, dove si era allestita la camera ardente, si riempiva di gente. Erano persone di ogni classe e condizione che facevano a gara nel proclamare le sue virtù, ricordare i suoi miracoli e implorare il suo aiuto. Ognuno voleva toccare il suo corpo con pezzi di tessuto o oggetti di devozione. Tutti condividevano lo stesso sentire: un santo aveva lasciato la terra. Ora potevano contare su un intercessore nel cielo.  

Chi era Padre Albini?
          Carlo Domenico Albini discendeva da una umile famiglia di agricoltori, in cui la pratica della religione si trasmetteva da padre in figlio come l’eredità delle terra o la casa. La famiglia Albini viveva a Mentone, graziosa città della costa azzurra, che oggi appartiene alla Francia, ma al tempo di P. Albini faceva parte dell’Italia. Carlo Domenico ha visto la luce il 26 novembre 1970. Fin dalla tenera età il piccolo Domenico già lasciava intravedere la sua vocazione al sacerdozio. Frequentava la chiesa parrocchiale di S. Michele dove serviva la messa e altre funzioni religiose con molta pietà e fervore. Il cielo lo aveva favorito di una intelligenza non comune. Inviato da suo padre alle “Scuole Pie”, non tardò a mettersi in evidenza come un alunno diligente. Terminati gli studi classici, il giovane Albini, rispondendo alla chiamata divina, entra nel seminario maggiore di Nizza. I suoi formatori subito costatarono la sua applicazione allo studio delle scienze sacre. Non minore era il suo impegno per acquistare la perfezione sacerdotale.


Primi anni di sacerdozio
          Il sabato 17 dicembre 1814 mons. Colonna d’Istria, vescovo di Nizza, ordinava sacerdote il fervente seminarista. Essendoci a quel tempo un’abbondanza di clero, don Carlo, come si cominciò a chiamarlo, non ricevette dal suo vescovo nessuna precisa missione. Ritornò nella sua città natale e, anche se non aveva ricevuto ufficialmente l’incarico di vicario parrocchiale, lo esercitava ugualmente in perfetta sintonia con il parroco, riservandosi di preferenza i servizi più scomodi, raggiungere i villaggi più lontani, visitava gli infermi, assisteva i moribondi. A don Carlo non bastava il ministero pastorale ordinario, comincia a visitare la gente dei dintorni predicando, catechizzando, confessando e aiutando i parroci. Aveva un dono speciale per toccare i cuori. Molti erano convinti che leggesse nelle coscienze. Il suo vescovo diceva: “se trovassi quattro sacerdoti del calibro di don Albini, la mia diocesi si trasformerebbe molto presto”.



Professore nel seminario
          Il rettore del seminario di Nizza, che aveva avuto occasione di apprezzare la scienza e la virtù di questo servo di Dio, nel 1822 chiese al vescovo di nominarlo come direttore spirituale e profesore di teologia morale. Il solo esempio di virtù, pietà e regolarità attraeva la fiducia dei seminaristi che accompagnava nella direzione spirituale, inculcava la pratica della pietà, del fervore, del raccoglimento e dello studio, tutto a gloria di Dio e alla salvezza delle anime e questo ministero occuperà tutta la sua vita.

Oblato di Maria Immacolata
          Nel suo intimo don Albini aspirava a una maggiore e più completa donazione a Dio. Si sentiva attratto verso la vita religiosa e apostolica. Mentre si trovava in un periodo di discernimento con la preghiera e i consigli dei superiori, avvenne un incontro provvidenziale: il P. De Mazenod, Fondatore degli Oblati, con uno dei suoi fu chiamato a predicare gli esercizi spirituali a un gruppo di giovani a Nizza. Don Albini li aiutava. Edificato dalla virtà e zelo dei due missionari, attratto dallo stile della loro predicazione e genere di vita, sollecita il suo vescovo luce verde per unirsi a loro. Ottenuto il sì del vescovo iniziò il noviziato il 17 luglio 1924 nella casa madre della Congregazione a Aix in Provenza.
          Dopo la sua prima professione religiosa, tenendo conto delle sue conoscenze e della sua esperienza, gli affidano diversi compiti molto delicati. Insegna teologia morale agli scolastici, traduce in un latino impeccabile le Costituzioni e Regole dell’Istituto, predica spesso e passa molte ore nel confessionario della chesa della Missione, esercita la cappellania nel carcere, dirige molti esercizi spirituali alle comunità religiose, catechizza i poveri della città e si ingegna per prestare ogni tipo di aiuto. Arriva al punto di chidere elemosina, previo permesso del superiore. È stato affermato: “Il P. Albini è un prodigio di santa attività; lo incarico di molte cose e lo tengo multo occupato, però egli disimpegna tutto con molta attenzione e destrezza”.  Tuttavia la sua passione erano le missioni. Aveva detto addio alla sua diocesi attratto precisamente da questo ideale. Avrà l’occasione di predicarne più di una in Provenza e nei dintorni.

Marsiglia, il seminario e l’opera degli italiani
          Il 27 ottobre 1827 è inviato al seminario maggiore di Marsiglia, affidato agli Oblati, per insegnare teologia morale. Subito è riconosciuto come professore dotto e umile, esperto e pio. Per prevenire i suoi alunni contro il rigorismo del giansenismo tanto dannoso come esteso nel sud della Francia, introdusse una cosa nuova e audace per quei tempi: la teologia morale di S. Alfonso.
          Un altro lavoro apostolico che occupò il suo tempo e riempì di gioia il cuo zelante cuore fu l’opera degli italiani. Si erano stabiliti a Marsiglia una colonia di circa 7.000 suoi connazionali in cerca di lavoro e di una condizione di vita migliore. Eugenio de Mazenod, vicario generale della diocesi e buon conoscitore della lingua di Dante per essere stato in Italia durante gli anni di esilio, vide che erano pastoralmente abbandonati. Si dedica a loro corpo e anima e sorge una comunità cristiana fervente. Non potendo affrontare tutte le sue responsabilità di vicario generale della diocesi e  di superiore generale della Congregazione, cede questo lavoro al P. Albini. È incalcolabile il bene operato dal P. Albini in seno alla colonia italiana. La sua dedizione e alcuni fatti prodigiosi davano al suo ministero popolaritàe un prestigio straodinario. Quando si vide obbligato a lasciare Marsiglia verso una nuova missione ci furono lacrime e drammi da parte dei suoi connazionali.

Formatore di sacerdoti
          L’isola di Corsica, cecuta alla Francia dalla Repubblica di Genova nel 1798, continuava ad essere italiana sia per la lingua che per le sue tradizioni. Quando gli Oblati arrivarono nell’isola la situazione religiosa e morale offriva uno spettacolo desolante. Gli aspiranti al sacerdozio, in mancanza del seminario, non ricevevano una formazione adeguata per esercitare degnamente il ministero. Non essendoci più l’istruzione religiosa aumentava l’ignoranza e l’indebolimento della fede, dilagava l’immoralità e l’imbarbarimento dei costumi. A colmare la misura regnava come istituzione intoccabile la “vendetta” che per i corsi era sacra e implacabile. Tra cittadini e cittadini, famiglia e famiglia finché il sangue non avesse lavato l’affronto, non c’era tregua. Bisognava poi formare una nuova generazione di pastori forti nella fede, istruiti e zelanti che rinnovassero le fede e i costumi.
          Nel 1833 mons. Casanelli nominato vescovo di tutta l’isola, primo a coprire questi incarico dopo la rivoluzione francese, si rivolse immediatamente al Superiore Generale dei Missionari Oblati per aiutarlo ad aprire un seminario, che nei piani del vescovo faceva parte delle prime necessità della sua diocesi. Il Fondatore scelse il P. Guibert, futuro cardinale e arcivescovo di Pari, come superiore della comunità degli Oblati. Gli Oblati fecero di tutto per creare da zero il seminario maggiore di Aiaccio, capitale dell’isola. Della comunità venne a far parte, nel 1935, anche il P. Albini. Non si può immaginare quanto gli costò lasciare Marsiglia, in primo luogo la comunità degli italiani. Mons. de Mazenod, restio ad allontanare P. Albini da Marsiglia, avvertì mons. Casanelli: “È tanto il bene che il nostro P. Albini fa a Marsiglia che se lo tiro fuori di qui tutti mi salteranno addosso, però se è veramente l’uomo necessario per la Corsica, te lo cedo su due piedi”. Il P. Albini seppe rispondere alle aspettative che avevano posto in lui per ristabilire la pietà, la regolarità e il livello degli studi nel nuovo seminario.

Missionario e taumaturgo
          Al termine del corso scolastico 1835-1836 il vescovo chiese al Fondatore degli Oblati di creare una residenza di missionari in un vecchio convento francescano, abbandonato dopo la rivoluzione, nella ridente cittadina di Vico, distante 50 chilometri dalla capitale. Superiore della comunità fu nominato il P. Albini. Ciò comportò un grave sacrificio pel il P. Guibert nel vedersi privato del suo baccio destro nel seminario. Per non allontanarsi del tutto dal seminario, spesso faceva la spola a cavallo tra Vico e Aiaccio.
          Nell’agosto del 1936 P. Albini, con un altro compagno oblato, predica la prima missione a Moita, capoluogo della regione di Corte. Provvidenzialmente si ricollegavano alle misioni proprio lì dove S. Leonardo da Porto Maurizio le aveva terminate un secolo prima. Alla missione di Moita seguirono quelle di Canale, Linguizza, Coggia, Gaungo, Abertacio, Lietia, Speloncano, Niolo Calcatoggio... villaggi numerosi disseminati quasi per tutta l’isola. In questo testo è difficile descrivere ciò che il Signore ha operato mediante il suo stancante e fruttuoso ministero. Ricordando quelle misioni non possiamo non ricordare tanti eventi meravigliosi che accompagnarono i risultati straordinari della predicazione del P. Albini e che gli valsero il titolo di “Taumaturgo”, qualcosa che ripugnava alla sua profonda umiltà. Si può applicare qui ciò che l’Evangelista diceva dei primi Apostoli: “Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano” (Mc 16,20).

Morte preziosa
          Tornato a Vico, consumato dal lavoro apostolico e dalla sua austerità, cadde malato il 6 novembre 1938. Il medico, nel visitarlo, vide che portava un cilicio pungente e voleva proibirglielo. Tra alti e bassi di cadute e di migliorie, giuse il giorno “dies natalis”, il giorno della sua nascita al cielo il 20 maggio 1939. Come furono gli ultimi istanti della sua vita? L’espressione del suo volto, tutta l’attitudine della sua persona, davano a pensare che Gesù Cristo sorrideva a quel servo fedele e prudente che aveva conservato un cuore e un’anima di un bambino innocente. Le sua ultime parole furono: “Laetatus sum in his quae dicata sunt mihi: In domum Domini ibimus”, “Mi rallegro per quello che mi han detto: andiamo alla casa del Signore”.
          Il corso della sua Causa è rimasto fermo per un tempo, ora aumenta di giorno in giorno la sua fama di santità grazie non solo agli Oblati di Vico, ma anche ai laici che hanno fondato recentemente un’associazione viva e dinamica: Confraternità di u Padre Albini (vedi foto più in basso). Il fervore dei fedeli spinge il Cielo a far piovere un’infinità di favori e grazie attribuiti alla sua intercessione. Magari ci fosse tra quelli un miracolo attendibile che apra le porte alla sua Beatificazione.

Per saperne di più:

Gaetano Drago omi, L’apostolo della Corsica, Roma 1942. Louis Delarue omi, Prêtre, rien que ça, Éditions Latines, Lyon, 1960. Mazure omi, La vie merveilleuse du P. Albini, 1927.  Hilario Balmès, omi, Apôtre Incomparable e varie pubblicazioni minori.

Novità: La TV France 3, con la collaborazione della Confraternita di P. Albini, sta preparando un documentario di 52 minuti che, dopo la trasmissione in TV, potrà essere acquistato in DVD in varie lingue. (FOTO sotto: la Confraternità presso la tomba di P. Albini, 20.05.07)


Vitale Grandin, Vescovo missionario del Polo Nord (1829-1902)



Da famiglia umile e religiosa

            Vitale Giustino Grandin nacque l’8 febbraio 1829 a Saint-Pierre-sur-Orte, diocesi di Laval, ora diocesi di Le Mans, in una famiglia di agricoltori, di una profonda pietà cristiana, che non mancarono di inculcare a questo bambino il timor di Dio e la pratica delle opere di misericordia. Il parroco lo ammtte alla prima comunione all’età di 9 anni, mentre faceva aspettare gli altri ragazzi a un’età più tardiva. È sintomatico che nella sua infanzia, mentre pascolava il bestiame, recitava il rosario, leggeva le vita dei santi econtemplava estasiato la bellezza della natura.

Vocazione sacerdotale e missionaria
            Attratto dalla vita sacerdotale gli venne incontro il vicario parrocchiale che, scorgendo in lui doti eccezionali si offrì a dargli lezioni di latino, perché i suoi genitori non erano in grado di pagare gli studi. Con l’aiuto di signore generose e del segretario del vescovo potè entrare nel seminario minore. Una volta arrivato al seminario maggiore, i formatori costatando la sua attrattiva per le missioni, all’età di 22 anni lo mandaronoa Parigi, al seminario delle Missioni Estere. Non trovandolo atto paer le Missioni dell’Oriente, sia il rettore che il confessore gli consigliarono di lasciare il seminario delle missioni. Nel 1851 entra nel noviziato dei Missionari Oblati. Ri prende gli studi a Marsiglia e viene ordinato sacerdote nell’aprile 1854 per partire immediatamente diretto alle missioni del Nord del Canada.

Esperienza dura e felice
            Arriva a San Bonifacio il 14 di agosto 1854. Quella diocesi canadese era a quel tempo grande come l’Europa. Ciononostante contava solo12 sacerdoti missionari. Mons. Alessandro Taché, primo oblato canadese, lo accoglie con le braccia aperte e destina il giovane missionario alla missione della Natività ai bordi del Lago Atabaska, nella zona nord del territorio. Malgrado il freddo intenso, la carenza di tutto (lo soprannomineranno più tardi il vescovo pidocchioso) e l’enorme difficoltà per imparare le diverse lingue delle etnie degli amerindi da evangelizzare, visse un’epoca che ha sempre considerato come l’esperienza più felice della sua vita.

Vescovo missionario
            Il suo zelo apostolico non passa inavvertito ai vescovi canadesi, che informarono per iscritto il Papa Pio IX perché, “dignissimus inter dignos” (il più degno tra i degni), fosse nominato vescovo coadiutore di San Bonifacio. A nulla servirono i mille motivi che il candidato addusse per evitare la nomina. Il 30 novembre 1859, nella chiesa della Ssma Tinità di Marsiglia fu ordinato per le mani di S. Eugenio, vescovo titolare di quella diocesi e Fondatore degli Oblati. Di ritonro al S. Bonifacio, nonostante una grave infermità che ne indebolì le forze, parte subito per le Missioni del Polo Nord, dopo 67 giorni di viaggio terrestre, fluviale e attraverso laghi immensi, arriva a Ile-à-la Crosse.

Costruttore di nuove Chiese
            Lo zelo ardente di questo vescovo missionario, che affronta lunghi ed estenuanti viaggi in mezzo alla neve e al ghiaccio per annunziare il Vangelo di Cristo a quelle prime popolazioni, non tardarono produrre frutti, a tal punto che si giudicò opportuno dividere quell’immenso territorio in diverse diocesi e vicariati apostolici. Quando il vicariato di Saskatchewan si trasformò nella diocesi di Sant’Alberto, egli fu il primo vescovo. Era ammirato da tutti per il suo instancabile lavoro pastorale: costruì chiese, scuole, ospedali, case religiose e seminari.

Attività febbrile e costante unione con Dio
            Ritornò in Europa per partecipare al Capitolo Generale della sua Congregazione religiosa e ne approfittò per percorrere Francia, Belgio e Germania, diffondendo dovunque lo spirito missionario per interpellare i giovani e raccogliere aiuti per le missioni. Il suo intenso apostolato avava minato a tal punto le sue forze che la Santa Sede decise di affiancargli un vescovo ausiliare. Tuttavia egli non rinunciò ai suoi molteplici impegni ed ebbe la soddisfazine di porre la prima pietra sia del nuovo seminario che della cattedrale. Lavorò instancabilmente, ma pregava anche molto. La morte lo sorprenderà precisamente mentre pregava. Rimpianto da tutti e ammirato per la santità di vita, spirò il 3 giugno 1902 all’età di 73 anni.

Per saperne di più:

E. Breton, omi, Vital Grandin, La merveilleuse aventure de “L’Evêque sauvage”, des Prairies du Grand Nord. Librairie Arthème Fayard, Paris et Montréal 1960. Frank J. Dolphin, Indian Bishop of the West. Novalis, Ottawa 1986. Francesco Trusso omi,  Vescovo dei Poveri. Editrice Missioni OMI, Roma.


Antonio Kowalczyk, Fratello Coadiutore, modello di ubbidienza e umiltà (1866-1947)


            Fabbro di Dio

          La terra fertile del piccolo villaggio della Slesia non era sufficiente per far progredire la numerosa famiglia di Ignazio Kowalczyk e Lucia Zuraszek. Alcuni dei loro figli erano destinati a imparare un altro mestiere. Antonio, sesto di dodici figli, appena raggiunse l’età, fu inviato come apprendista presso fabbro, non perché la parola kowalczyk significa fabbro, ma con questo mestiere poteva trovare un posto di lavoro nella vicina Germania. Il giovane non era mandato allo sbarglio. Antonio aveva imparato nella sua famiglia, fin dal giorno della nascita, 4 giugno1866, quali erano i diritti dei genitori e quelli di Dio.

Il lavoro non è tutto

          Nelle fabbriche metallurgiche delle città industriali della Germania del Nord, Antonio comincia a forgiare il suo carattere. Alle provocazioni blasfeme e immorali degli altri operai, imbevuti di materialismo, Antonio risponde con l’onestà e le convinzioni religiose. Le continue molestie gli provocano una specie di nausea da cui cerca di liberarsi. Mentre camminava lungo una straca di Amburgo, cade inginocchio ed esclama: “Signore, Dio mio, io credo che tu sei in paradiso”. È arrivato il tempo di cambiare aria.

Intermezzo

          Il treno che prende per allontanarsi non si dirige verso la sua terra natale, ma verso l’est della Germania, nella cattolica Colonia. Prima di trovare un lavoro si reca per due volte a pregare davanti al sepolcro di Adolfo Kolping, fondatore di una associazione di operai cattolici. All’uscire dalla chiesa si dirige verso un sobborgo situato nella periferia della grande città e qui incontra ciò che cercava: una famiglia cattolica che lo accogle come un figlio. I coniugi Prummenbaum non gli danno solo alloggio, ma anche un vero esempio di onestà. Antonio resterà riconoscente verso di loro per tutta la sua vita. In quel rifugio di bontà e di fede il giovane incontra qualcosa di più. “Vuoi diventare missionario?”, gli domanda un giorno la signora.”Ma io non ho studiato... e ora ho già venticinque anni”, risponde. “Non importa! Conosco dei missionari che hanno bisogno di uomini che si dedicano ai lavori nelle missioni”. La signora lo accompagna personalmente a una casa dei missionari Oblati di Maria Immacolata nella vicina Olanda.

Il cammino

          Dopo una breve visita alla famiglia, il giovane intraprende, in una comunità di missionari che cercano di riviver la comunità di Cristo e degli Apostoli, il cammino che lo porterà lontano, lontano non solo geograficamente, ma anche nel cammino della virtù e dell’amore fraterno. L’arrivo di Antonio in quella casa fu una vera benedizione. Un soggetto come lui che sapava lavorare il ferro e occuparsi delle macchine, era un dono del cielo. Ciò che fa lo fa bene, tanto bene che ogni tanto ricorda al superiore della casa che sogna di andare nelle vere missioni. Il superiore lo accontenca con un amabile: “vedremo”. Intanto arriva in quella casa una richiesta urgente e con quella l’occasione per Antonio di imbarcarsi oltre l’oceano, verso le missioni del Nord Ovest canadese.

Un brutto arresto

          Arriva finalmente in territorio di missione a circa trecento chilometri a nord di Edmonton, in una cittadina chiamata Lac-la-Biche, adagiata sulle rive del lago omonimo. I missionari vi avevano aperto una scuola per ragazzi, figli delle prime popolazioni, affidati alle religiose e una segheria alimentata da una macchina a vapore per preparare legname necessario per la costruzione di altre missioni più a nord. Appena terminato un anno di lavoro, un incidente  di lavoro alla segheria gli causa l’amputazione dell’avanbraccio destro. Sembrava che il suo prezioso contributo alle missioni del nord Canada fosse svanito. Ma Antonio si era distinto anche per la ricerca intensa di Dio attraverso la preghiera e il servizio umile alla comunità. Qualche anno dopo l’incidente i bravi missionari lo giudicano adatto per dare un esempio mirabile della sua capacità più preziosa: un uomo che ricerca Dio con una fede incrollabile e sempre pronto a rendere qualsiasi servizio, soprattutto ai giovani che si preparano a incrementare il numero dei missionari, nel recente seminario di Edmonton. Vi resterà fino alla morte, avvenuta il 10 luglio 1947, all’età di 81 anni.

I frutti

          Nel corso di una festa di anniversario del Fratello Antonio, un ex alunno del seminario di Edmonton disse, tra l’altro, a tutti i presenti: “Benché non venisse nelle nostre aule come i nostri insegnanti, eccetto in rare occasioni, ci ha aiutato a forgiare il nostro carattere e tutta la nostra vita in modo diverso. Parlava poco, usando quasi sempre frasi incomplete; si esprimeva con gesti e soprattutto con una condotta esemplare che entrava continuamente nei nostri cuori e pareva ci dicesse:’Vuoi cercare di piacere a Dio? ‘ Questa è la vera maniera!”. Un altro alunno del seminario ci ha tramandato alcune frasi che il Fratello Antonio gli ripeteva:
           Io non istruito...io povero...io fabbro della mia anima...io Fratello coadiutore...io dire sempre di sì...io ascoltare superiore...io pregare la santissima Vergine...io amare il buon Dio...io aiutare il buon Dio...io felice”.

Per saperne di più:

          Breton, E. Omi, Forgeron de Dieu, Edmonton, 1953, pp. 223.
Nadeau, A. Omi,Le bon frère Antoine, Richelieu, Québec, 1969, pp. 30
Drouin, E. Omi, One Armed Star from the East, Edmonton, 1978. pp. 50
Trusso F. omi,I fioretti di Fratel Antonio, Editrice Missioni omi, Roma.